Pubblicato da miglietto su 30 - 03 - 08
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Pubblicato da miglietto su 8 - 02 - 08
Luca De Biase è partito dalla sua “Economia della felicità” e ha dato, come al solito, un contributo pregnante. Ecco una sintesi estrema dei concetti espressi nello SotN.
“Nella mia visione del futuro parto dalla presa d’atto del presente. La questione focale è la consapevolezza di quanto sta accadendo. Se si continua a parlare di “declino” è perché abbiamo bisogno di un nuovo generatore di senso. Se non capiamo ciò, possiamo soltanto pensare che siamo in declino. Invece sarebbe una cosa buona capire che non possiamo andare avanti a consumare il pianeta fino a esaurimento scorte. I migliori analisti mondiali, siano essi economisti, sociologi, scienziati, politici o informatici, ci stanno ripetendo sempre più spesso lo stesso messaggio, che non è uno slogan. Va preso sul serio. L’era del consumismo sfrenato e senza orizzonte è finita. Io dico, per fortuna. Stiamo vivendo una trasformazione estremamente positiva, basta averne consapevolezza. Ad esempio, il fatto che la Cina e l’India stiano prendendo quote di mercato erodendole alle nostre, non può essere visto come declino, ma, al contrario, la crescita di una parte importante del pianeta deve essere vista come un bene che può coinvolgere anche noi. Se ci rendiamo conto che la conoscenza può essere condivisa e che i parametri della presunta ricchezza non debbono più essere meramente monetari, possiamo capire che il nostro paese ha di fronte immense opportunità. Con la rete le dinamiche di condivisione posso essere davvero riviste e messe in pratica”.
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Pubblicato da miglietto su 16 - 01 - 08
Premessa: Clemente Mastella non mi è mai stato simpaticissimo.
Ma vedere Vannino Chiti confabulare con totale distacco al cellulare mentre il “dimissionario in itinere” ministro della Giustizia dice alla Camera: “Tra il potere e la famiglia, scelgo senz’altro mia moglie”, mi ha colpito più della stessa affermazione di Mastella.
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Pubblicato da miglietto su 15 - 01 - 08

Ne “La grande abbuffata” esprimevo una certa preoccupazione circa il caos mediatico che si vede all’orizzonte del 29 gennaio, quando in Tribunale a Como inizierà il processo della cosiddetta strage di Erba.
Oggi la preoccupazione è divenuta scoramento all’apprendere la notizia che alcune puntate della nuova serie di Ris, la fiction di successo sul Reparto scientifico dei carabinieri, saranno ispirate, pare in maniera molto prossima, agli orribili fatti accaduti oltre un anno fa in via Diaz.
Un tempismo perfetto: in parallelo al processo non solo sarà attivissimo il canale mediatico-giornalistico, con tutte le sue possibili storture, ma anche quello mediatico-cinematografico, con una realtà/finzione che chissà per quanta gente andrà a coprire la realtà/realtà.
Mi chiedo a chi crederanno di più le sei donne della giuria popolare che dovranno emettere il verdetto finale insieme con due giudici togati.
Ma la notizia della fiction mi lascia basito per un altro motivo: da quanto si è appreso, gli uomini del comandante Garofano non avrebbero avuto ruolo così saliente nell’economia delle indagini di Erba, tant’è che nella conferenza stampa della Procura cittadina all’indomani della confessione, poi ritrattata, di Olindo Romano e Rosa Bazzi i vertici della Procura stessa non invitarono Garofano, ed evitarono accuratamente di ringraziarlo per l’operato svolto sulla scena del crimine. Per la cronaca, la famosa traccia di sangue trovata sull’auto di Olindo Romano e presumibilmente riferibile ad una delle vittime della strage fu analizzata dall’Istituto di medicina ematica di Pavia e non dai Ris.
Insomma, la nuova serie televisiva sarà pure avvincente, speriamo nessuno la scambi, nemmeno lontanamente, per qualcosa di simile alla realtà.
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Pubblicato da miglietto su 1 - 12 - 07
“E’ un provvedimento ideologico” sentenziava ieri un mio collega circa la decisione del sindaco di Brunate, Darko Pandakovic, di vietare ai Suv il transito sulle stradine del paesello sopra Como.
“Ideologico in che senso?”, gli ho chiesto io, ricordandogli che il Pandakovic comanda a Brunate sotte le insegne di Forza Italia. Cioè, se il primo cittadino sta difendendo un’ideologia, di quale si tratta? Non sapevo che Berlusconi odiasse i gipponi!
Il fotografo che era con il collega si è premurato di rivelarmi un retroscena scabroso: “Guarda che Pandakovic – mi ha detto quasi sottovoce a sostegno dell’ipotesi ideologica – in privato si professa di estrema sinistra!”
Caspita, ho pensato. (Vabbè, l’esclamazione era un’altra).
Uno stalinista è riuscito a fregare tutti i brunatesi che, convinti di eleggere un paladino della libertà, si sono messi alla guida un trinariciuto.
Al di là delle battute, ho voluto raccontare questo episodio per ribadire una cosa semplice: diffidate dai cronisti che sembrano avere la verità in tasca. Quasi sempre quella verità è un mero pregiudizio. E col pregiudizio si può far tutto, tranne che raccontare le storie della vita. Che, poi, è il nostro lavoro.
P.S. A me, che non sono di Forza Italia, comunque, l’idea di “segare” i Suv sembra un po’ demagogica.
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