Uh!

Non sempre ho qualcosa da dire…

Archivio per la categoria ‘politica’

…E SOPRATTUTTO: PERCHE’?

Pubblicato da miglietto su 29 - 04 - 08

La Caporetto della Sinistra italiana in questa lunga e devastante tornata elettorale mi spinge a postare un gustoso “Che tempo fa” scritto da Michele Serra sull’Unità nel 1994.
Oggi, più che mai, mi sembra attualissimo. Eccolo:

Conosco molte persone di sinistra. Posso dire di conoscere bene, ormai, la sinistra italiana nel suo complesso. Ne penso un gran bene. Siamo, nella grande maggioranza, persone oneste, piuttosto sobrie nella vita privata e piuttosto civili nella vita pubblica. Siamo portati per la cultura, le discipline intellettuali, dotati in genere di intelligenza vivace e di acume critico, direi decisamente più riflessivi della media della popolazione italiana. Siamo impareggiabili come organizzatori di feste di piazza, come ristoratori di massa e di élite, insomma eccelliamo nel nobilissimo, nonché utilissimo campo della convivialità. Non parliamo, poi, del primato a dir poco clamoroso nelle arti le più disparate: molti di noi sono diventati eccellenti registi, ottimi cantautori, scrittori di vaglia, attori di talento, maestri della pittura. Non si contano gli artisti di sinistra che hanno avuto successo, esattamente come non si contano gli intellettuali di sinistra che godono di grande prestigio. A questo punto, c’è una sola cosa che non riesco più a capire: perché ci ostiniamo a occuparci di politica, visto che è l’unica cosa che non siamo assolutamente capaci di fare?

21 aprile 1994

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CADERE IN PIEDI

Pubblicato da miglietto su 25 - 01 - 08

Sarà anche uno che si vende male, il cui aspetto curiale anche a me è sempre piaciuto poco.

Avrà una dialettica scarsa e, soprattutto, una pronuncia incomprensibile.
Ma se ne è andato a casa come nessun altro avrebbe fatto in Italia: con dignità.
Potremmo discutere anni sull’efficacia dei suoi mesi di governo (secondo me tutto sommato buoni), ma il modo in cui Romano Prodi ha affrontato la crisi che l’ha fatto cadere dovrebbe servire da lezione a molti in questo Paese in cui la dignità è merce ormai rarissima.
Poteva svignarsela, rassegnando le dimissioni prima del voto al Senato, invece ha preteso che ogni senatore motivasse la propria scelta.
Fautore della più “democristiana” real politik, si è sempre fermato quando gli veniva chiesto di sfondare limiti, a destra e a sinistra, per lui invalicabili, a costo, l’abbiamo visto, di andare a casa.

Cosa succederà ora? Chi prenderà il suo posto? Voto o governo di transizione?
Importa poco, perché una sola cosa è certa: la lezione di Prodi non sarà raccolta da nessuno.
E ancora una volta il nostro Paese avrà perso un’ottima occasione.

Io, intanto, dico grazie, Romano.
Per ciò (anche se poco) che sei riuscito a fare, ma soprattutto per ciò che hai dimostrato di essere.
P.S. aggiunto alle 21.00 dopo visione dei principali tg serali.
Alla domanda di un cronista che gli ha chiesto se fosse disponibile per un governo di transizione Prodi ha così risposto: “Mi sono presentato davanti al Parlamento e ho perso. Quando uno perde, ne prende atto e se ne va”.
Cosa farà adesso?
“Il nonno!”
Ribadisco.

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MAQUALISONOLENOTIZIE 3

Pubblicato da miglietto su 25 - 12 - 07

Come la pensi sull’uso distorto delle intercettazioni ambientali e della loro spesso ingiusta pubblicazione l’ho detto chiaro nel post “Cronaca da una discarica”.
Credo che un paese civile non possa utilizzare il pubblico ludibrio quale strumento di “giustizia parallela” del tipo: se non ti posso condannare, almeno ti sputtano.
Quando dissi che le abitudini sessuali di Azouz Marzouk secondo me avevano poco a che vedere con l’accusa che l’ha portato in carcere, ero sincero. Non c’era attinenza, nemmeno indiretta, con il presunto reato commesso e non c’era rilevanza pubblica che giustificasse la pubblicazione delle parti a sfondo sessuale di quelle intercettazioni.
Detto ciò, quando sento qualcuno dire che i contenuti della telefonata tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi in tema di Rai, di fiction e di raccomandazioni sono soltanto fatti loro, e per questo non è stato giusto diffonderne i contenuti, sono convinto che sia in malafede, o non abbia capito un gran che della vicenda.
Per una serie di motivi.
Primo: i due protagonisti rivestono un ruolo pubblico e il contenuto della telefonata finito sulla stampa riguarda un loro colloquio nell’esercizio dei loro rispettivi ruoli.
Non sono Silvio e Agostino a scambiare due chiacchiere, ma il presidente Berlusconi e il direttore Saccà.
Saccà parla a Berlusconi nella veste di direttore generale di Rai-Fiction e si inchina al capo dell’opposizione, proprietario di tre reti tivù, in materia televisiva.
Berlusconi chiama Saccà per raccomandare “starlette” con cui corrompere senatori della maggioranza e chiedere la produzione di programmi graditi a un suo alleato, Umberto Bossi.
Insomma, i due mica han parlato dei rispettivi passatempi. Non han mica parlato del Milan o dei loro gusti femminili.
Tutt’altra cosa: si sono messi d’accordo per sfruttare a loro vantaggio le rispettive posizioni. Questo mi pare evidente.
Secondo: nell’inchiesta che vede Berlusconi indagato per corruzione nei confronti di alcuni senatori della Repubblica, Saccà entra a pieno titolo quale possibile fornitore di “benefit” funzionali alla presunta corruzione. Dunque, c’è anche un rilievo penale nella chiacchierata finita prima in rete e poi sui giornali.
Terzo: tornando alla valenza pubblica del ruolo dei due protagonisti di questa vicenda, mi pare francamente assurdo che ci si scandalizzi per la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e non per i loro contenuti. Capisco che qui entriamo in un campo minato, che rischia di farci scivolare sul terreno del moralismo, cosa che non intendo fare.
Ma dopo 13 anni di chiacchiere a vanvera sul conflitto di interessi, ancora dobbiamo stare a guardare il proprietario di uno dei due poli televisivi italiani esercitare un potere concreto e invasivo anche sul restante polo? Per di più facendolo dall’opposizione. Non bastava l’influenza che, carte alla mano, quando era Presidente del Consiglio, Berlusconi aveva su alti dirigenti e direttori di telegiornali della Rai.
Per concludere: un conto sono i fatti privati di Silvio e Agostino, effettivamente non pubblicabili se fossero davvero tali. Altro sono le misere pastette a mezzo Rai: un mezzo pubblico, che agli italiani costa il denaro sufficiente a dare loro il diritto di sapere come vengono prese le decisioni al suo interno. Tutte le decisioni. Anche quelle più squallide, quali sono quelle emerse dalle intercettazioni tanto contestate.

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IL POTERE DEI PICCOLI

Pubblicato da miglietto su 14 - 12 - 07

Faccio il cronista da una decina d’anni. Da sette o otto mi occupo principalmente di politica e pubblica amministrazione.
L’altro giorno ho realizzato un dato agghiacciante. Una cosa che ho sempre avuto sotto il naso, a dire il vero, e che spesso il naso me l’ha fatto arricciare, ma che non mi era mai parsa tanto evidente e devastante.
Vi dico di che si tratta: coloro che detengono il potere, quasi sempre politici o burocrati di vario stampo da me frequentati per motivi professionali, sono generalmente propensi alla disonestà intellettuale.
La menzogna è ormai divenuta la regola. La piccola grande truffa, l’escamotage, la furbata, l’opportunismo più bieco non sono affatto fenomeni isolati negli ambienti che frequento da quasi un decennio. Anzi, la tendenza a queste abitudini è sempre più marcata. E più sai mentire, più fai carriera. Più sai scaricare su altri le tue responsabilità, più lunga sarà la tua vita nella bolla del potere.
Cosa comporta tutto ciò? Credetemi, non è affare loro.
Non ci pensano nemmeno al dopo.
Non voglio passare per un qualunquista. Proprio contro il qualunquismo, che reputo uno dei mali più gravi da cui la nostra società è divorata, voglio scrivere questa cosa. Nessuna crociata. E nemmeno moralismo, ché non è roba mia.
La mia è una semplice testimonianza diretta. Fatene ciò che volete, credetemi, oppure no. Ma sappiatelo: siamo nella merda, in senso letterale. Completamente immersi.
Dando una forma a questo desolante scenario, mi siete venuti in mente voi, che state nella rete e che nella rete state riversando una quantità tale di buoni valori e buone idee da lasciarmi, ancora oggi, quotidianamente stupito.
Che la via d’uscita dalla Tv malata possa essere la rete (De Biase non ci tradire) sono personalmente persuaso, malgrado le non rare fasi di scoramento.
E che in questo nuovo modo di far circolare le idee vi sia la “salvezza”, per il momento mi limito a sperarlo. Forse ho una visione un po’ troppo romantica dell’Idea e del mezzo con cui la vedo viaggiare e crescere meglio. Ma è la mia ancora, altrimenti verrei trascinato via.
Perché siamo arrivati a questo punto? E, soprattutto, siamo ancora in tempo per invertire la rotta, o quantomeno per correggere il tiro?
Faccio un lavoro che mi obbliga ad avere fiducia.
Da quella pesantissima pizza di qualche tempo fa, i dubbi non sono diminuiti, ma la mia forza è aumentata oltre ogni previsione.

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MORTE AI SUV, POTERE AL POPOLO

Pubblicato da miglietto su 1 - 12 - 07

“E’ un provvedimento ideologico” sentenziava ieri un mio collega circa la decisione del sindaco di Brunate, Darko Pandakovic, di vietare ai Suv il transito sulle stradine del paesello sopra Como.

“Ideologico in che senso?”, gli ho chiesto io, ricordandogli che il Pandakovic comanda a Brunate sotte le insegne di Forza Italia. Cioè, se il primo cittadino sta difendendo un’ideologia, di quale si tratta? Non sapevo che Berlusconi odiasse i gipponi!
Il fotografo che era con il collega si è premurato di rivelarmi un retroscena scabroso: “Guarda che Pandakovic – mi ha detto quasi sottovoce a sostegno dell’ipotesi ideologica – in privato si professa di estrema sinistra!”
Caspita, ho pensato. (Vabbè, l’esclamazione era un’altra).
Uno stalinista è riuscito a fregare tutti i brunatesi che, convinti di eleggere un paladino della libertà, si sono messi alla guida un trinariciuto.
Al di là delle battute, ho voluto raccontare questo episodio per ribadire una cosa semplice: diffidate dai cronisti che sembrano avere la verità in tasca. Quasi sempre quella verità è un mero pregiudizio. E col pregiudizio si può far tutto, tranne che raccontare le storie della vita. Che, poi, è il nostro lavoro.

P.S. A me, che non sono di Forza Italia, comunque, l’idea di “segare” i Suv sembra un po’ demagogica.

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