Uh!

Non sempre ho qualcosa da dire…

Archivio per la categoria ‘Giornalismo’

IL SEGRETO DI UN SUCCESSO

Pubblicato da miglietto su 26 - 04 - 08

Perchè Beppe Grillo ha tanto seguito?

Perchè è bravo e fa parecchio ridere, perchè spesso ha ragione e perchè i media italiani fanno di tutto per accreditare anche le sue teorie più radicali.

Prendiamo il V2Day di ieri, 25 Aprile.

A Torino, distanziate da qualche centinaio di metri, due piazze: quella di Grillo e quella dedicata alla Liberazione.

Nessuna contrapposizione, anzi, ecco cosa dice Grillo sulla festa nazionale:
“Abbracciamo e ringraziamo coloro che ci hanno permesso di essere oggi qui su questo palco. Grazie ai partigiani di 63 anni fa, oggi siamo noi i nuovi partigiani della libera informazione“.

E ancora: “Dedichiamo questa manifestazione a coloro che stanno manifestando nell’altra piazza, noi siamo la naturale continuazione dei nostri nonni, di quei valori di quella gente che ha combattuto, ha perso la vita per lasciarci una nazione più libera o quasi. Se avessimo un decimo di cuore di quelle persone o un centesimo di coglioni di quelli noi compiremo un lavoro per loro”.

Chiaro, no?

Evidentemente no, stando ai titoli dei due principali quotidiani italiani:

Il 25 aprile secondo Beppe Grillo: «Siamo noi i nuovi partigiani»

Torino, 40mila con Grillo. Siamo noi i nuovi partigiani”.

Ora, la domanda è: ma Grillo, a Corriere e Repubblica, fa davvero così paura?

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INFORMAZIONE, VUOTO A RENDERE

Pubblicato da miglietto su 24 - 04 - 08

Grazie all’imminente V-Day del 25 Aprile organizzato da Beppe Grillo per dare l’ennesima picconata alla casta di turno, la questione dell’informazione in Italia è più che mai calda in questi giorni.
Prendo spunto, come spesso accade, da Orientalia4All, che saluto e ringrazio, per dire un paio cose anch’io sull’argomento “Ordine dei Giornalisti”.
Faccio una premessa: sono giornalista professionista dal 2001 e mi sono avvicinato a questa professione quattro anni prima. Nel referendum del ’97 votai per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, che vedevo come organo sostanzialmente inefficace, sia in chiave di selezione in fase di accesso alla professione, sia di successiva formazione e tutela della categoria.
A 11 anni di distanza, il mio parere non è cambiato molto, ma l’esperienza mi ha suggerito nuove riflessioni che provo a riassumere.

L’Ordine riesce sempre meno a imprimere valori forti di deontologia ed etica professionale ai suoi iscritti, ma in sua assenza credo sarebbe addirittura peggio. La sua eliminazione rischierebbe di creare un liberismo sfrenato in cui, come diceva bene Manlio Cammarata in questo ottimo post del 2006, si porrebbe “il problema di capire se gli editori preferiranno assumere giornalisti più qualificati, che dovranno essere pagati di più, o meno qualificati, per risparmiare… Oggi come oggi, la seconda soluzione sembra più probabile, con qualche eccezione”.
Vi assicuro che, in larga misura, ciò sta già avvenendo, e che di gente pronta a prendere il codice deontologico e farne carta igienica pur di avere una scrivania ce n’è sempre di più.
Non credo, però, che sia colpa dell’Ordine dei Giornalisti.
Il problema del declino professionale, della abdicazione a precise responsabilità etiche e deontologiche, della scarsa formazione dei giornalisti è tutto culturale, dunque, di difficile soluzione.
L’Ordine, come altri pezzi del nostro ordinamento, merita probabilmente un rinnovamento profondo, ma ho seri dubbi che la sua abrogazione possa migliorare la qualità dell’informazione in Italia.

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UN GIORNALISTA LIBERO

Pubblicato da miglietto su 11 - 04 - 08

Questo è uno degli editoriali che Indro Montanelli ha pubblicato sul suo “Giornale”.
Secondo me è il più bello.
Sono, per usare la sua definizione, parole di un impenitente conservatore che contro i socialisti si è sempre battuto.

Eppure, ciò che emerge da queste parole è semplicemente il pensiero di un giornalista libero.

Su, fratello su, compagno.
12 febbraio 1993

Il Partito socialista italiano si scioglie in seguito alle vicende di Tangentopoli e al conseguente crollo elettorale. Era stato fondato nel 1892 a Genova.


Spartaco Lunardi è morto tre giorni orsono. Aveva novantatré anni, e la sua scomparsa non fa notizia. Nel darmela, la figlia Proletaria mi ha detto: “Stava bene, l’ha ammazzato l’amaro”.
Il padre, vecchio anarchico, gli aveva dato quel nome barricadiero forse sperando che stingesse sul carattere del ragazzo. Ma non fu esaudito. Spartaco crebbe mite. Di vocazione prima ancor che di cosciente scelta, fu socialista, ma di un socialismo romantico e missionario, che lo indusse a interrompere gli studi, dove pure brillava, alle secondarie: disse al padre, consenziente, che non voleva emergere sui compagni, ma mettersi al servizio dei meno dotati. Coi risparmi che faceva come garzone di bottega – di tutte le botteghe del paese: di fabbro, di falegname, di ciabattino, di sarto -, aveva messo su una biblioteca circolante, che era una delle sue fissazioni: l’altra era la scuola serale. Diceva che la lotta di classe si fa coi libri, e che non ci voleva molto a vincerla perché “i signori leggono poco, e i loro figli ancora meno”. Ma lo diceva senza acredine, né disprezzo. Anzi, quando un figlio di un signore – qual ero considerato io per il babbo preside – si offriva di collaborare, andava in estasi come un prete che avesse conquistato un’anima. Per salvarla dalla miseria, aveva sposato la vedova di un compagno di suo padre, anarchico anche lui, e ne aveva adottato le due figlie. Per mantenerle, si stracanava di lavoro dall’alba a buio, ma non c’era stanchezza che gli facesse bigiare la scuola dove anch’io, quando tornavo in città, ero precettato. Nel ’35 i fascisti la chiusero perché Spartaco si era rifiutato di adeguarla all’epica dell’impresa abissina. La biblioteca, ormai ricca – fra donazioni e furti – di oltre tremila volumi, gli permisero di continuare a gestirla.
Col ritorno della democrazia, prese la tessera del partito, ma non ebbe nessuna carica, né lui brigò per averne. Non me lo disse mai, ma avevo netta la sensazione che col socialismo del “Fronte popolare” se la dicesse poco. Nel suo Olimpo non avevano posto né Marx né Gramsci. Vi brillavano Cafiero (eredità paterna), Andrea Costa, De Amicis e Massarenti, l’apostolo delle Cooperative di Molinella, al cui capezzale volle essere quando morì.
Di Spartaco, incancellabili, mi rimangono nella memoria due episodi. Uno fu quando, su mio incauto invito, venne a Milano per assistere a un dibattito, non ricordo per quale anniversario, su Cuore, quello vero. Uno dopo l’altro si alternarono sul podio tre intellettuali di sinistra, all’unisono nella corbellatura di Garrone, il buono, e nell’esaltazione di Franti, il cattivo. Spartaco ascoltava quella sequela di fasullaggini esibizionistiche a testa bassa. Quando alzò su di me gli occhi smarriti, lo presi per un braccio, lo trascinai fuori e a piedi, senza parole, lo accompagnai alla stazione.
Tornammo ad incontrarci nell’ottobre del ’62, per il comitato centrale del partito che sancì la sua definitiva rottura col Piccì ed il passaggio nella maggioranza di centrosinistra. Spartaco era lì come delegato, e si pronunciò risolutamente contro. Gli dissi che, secondo me, sbagliava: dopo quasi un secolo di opposizione, era l’ora che i socialisti dimostrassero cosa sapevano fare, entrando nella stanza dei bottoni. Ci pensò un po’ su, poi disse: “Lo so, lo so. Ma il guaio è che nella stanza dei bottoni c’è anche la cassaforte…”. Nella sua semplicità, aveva capito prima e meglio di me.
Non mi stupisce che sia “morto d’amaro”: quest’ultimo anno dev’essere stato per lui un tormento. Mi rimorde solo di non aver fatto in tempo a dirgli: “Vecchio Spartaco, sputa l’amaro: la tua non è stata un’illusione: quello che muore è il socialismo dei Franti, non quello dei Garrone come te. Ascolta la parola di un impenitente conservatore che contro i socialisti si è sempre battuto. Fin quando gli uomini saranno capaci di un anelito di giustizia e di altruismo, quell’anelito sarà socialista. Su, fratello – su, compagno -, raccatta e sventola la tua bandiera”.

Da “La stecca nel coro”, Rizzoli 1999

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IL PRINCIPE AZZURRO

Pubblicato da miglietto su 29 - 03 - 08

Si parla spesso, ma mai abbastanza, del declino culturale del nostro Paese. Un declino che si esaurisce, in fondo, nella miseria dell’effimero, lasciando un vuoto drammatico in tutti gli ambiti del quotidiano. Cercando disperatamente nella Rete qualcosa che mi potesse dare una vaga speranza, oggi, sul Corriere.it, mi sono imbattuto in questa intervista a Manuela Arcuri, modello estetico e di vita per migliaia di ragazze italiane.

Che dire: mi arrendo.

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EFFETTO SERRA 2

Pubblicato da miglietto su 28 - 03 - 08

Ospito volentieri questo post redatto direttamente dall’Avvocato.

Il contenuto è la prima di una serie di domande che ci aiuteranno a capire meglio la “teoria ciclica del clima” da egli stesso formulata e che già raccoglie una stretta, ma convinta, cerchia di seguaci.

Il fatto:
recentemente tutta la stampa nazionale ha pubblicato, con la solita enfasi allarmistica, la notizia che nel Nord dell’Alaska starebbero tornando alla luce alcune tombe risalenti al periodo neolitico sinora sepolte tra i ghiacci.

La domanda:
la vera notizia é?

a) che anche il ghiaccio prima o poi si scioglie;
b) che il nord dell’Alaska, ancora milleni prima della nascita di Anassagora di Clezomene, di Antoine Lavosier, dell’invenzione della macchina a vapore, del motore a scoppio (e dei frigoriferi!!!), era una sterminata ed abitata prateria?

Resto in attesa delle risposte.

l’Avvocato (meteorologo)

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ZAPA SI’? O ZAPA NO?

Pubblicato da miglietto su 14 - 03 - 08

Stessa notizia, titoli opposti.

Martedì 11 marzo. I due principali quotidiani italiani, Corriere della Sera e Repubblica, parlano della presa di posizione della Chiesa nei confronti del rieletto premier spagnolo Zapatero.
Corriere della Sera: apertura del giornale. Titolo: “Zapatero, altolà della Chiesa”. E all’interno, a pagina 3: “Matrimonio, aborto, eutanasia:così condurrà il Paese al disastro”.
Repubblica: pagina 10. Titolo: “Vescovi, apertura a Zapatero “Ha la nostra preghiera”.
(La loro preghiera, sì. Di levarsi dalle palle. Per cortesia)

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PREMIO CRONISTA DELL’ANNO 2008

Pubblicato da miglietto su 9 - 03 - 08

Non vorrei aver generato un equivoco. Al premio nazionale Cronista dell’anno “Piero Passetti” sono arrivato QUARTO.
La vincitrice assoluta è l’ottima Maria Francesca Chiappe, cronista di giudiziaria dell’Unione Sarda. Davvero incredibile la sua “impresa giornalistica”. Da vera talpa da tribunale ha infatti scovato una sentenza emessa da un giudice tedesco che doveva occuparsi di un ragazzo sardo. Il tizio è stato condannato per aver sequestrato, picchiato e violentato la sua ragazza lituana in Germania. Ma la notizia, o meglio, lo scoop è stato un altro: il Giudice ha infatti applicato uno sconto di pena al ragazzo sardo, motivando l’attenuante concessa con la “particolare sudditanza delle donne rispetto agli uomini, tipica delle Regione da cui proviene l’imputato”. Insomma, aveva l’attenuante dell’essere sardo. Pazzesco.
“E dire che, tra l’altro – ci ha spiegato la stessa Maria Francesca, cagliaritana – che in Sardegna vige tuttora una certa forma di matriarcato”.
E brava la sarda. Ma bravi anche tutti gli altri, di cui vi racconterò, iniziando da Agostino Zappia del Tgr Rai di Milano, che ha propiziato e documentato l’incontro, 30 anni dopo l’uccisione del brigadiere Custra, tra la figlia Antonia e il responsabile dell’omicidio, con una inchiesta.

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CRONISTA DELL’ANNO 2008

Pubblicato da miglietto su 9 - 03 - 08

La tre giorni viarregina termina qui. Consultato il bollettino meteo, mi avvio sulla via del ritorno, optando per la Cisa, che dovrebbe essere relativamente sgombra da neve.
Premio a parte, l’occasione è stata fruttuosa, sotto un sacco di punti vista.
Per approfondimenti, spunti e riflessioni, rimando il discorso ai prossimi giorni.
Lario, arrivo!

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DOPPIA DEDICA

Pubblicato da miglietto su 7 - 03 - 08

Questo post ha una doppia dedica: la prima è per Giorgio, perché sto postando dal telefono:-), la seconda è ancora per Giorgio, ma non soltanto. Oggi sono a viareggio dove mi verrà assegnato un riconoscimento professionale. Ai miei compagni di redazione, che hanno dimostrato con i fatti di essere tali, va la seconda dedica.. grazie amici.

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ESAME DI GIORNALISMO

Pubblicato da miglietto su 25 - 02 - 08

Commissione: – Candidato, ci dica cos’è un “Dubini”.

Candidato: – Il “Dubini” è una particolare forma di commento che riassume in estrema sintesi e con gergo particolarmente scurrile un tema di estrema complessità. A volte è scritto in corsivo, ma spesso è verbale.
Commissione: – Bene, ci faccia un esempio.
Candidato: – L’esempio potetete mettervelo su per il c….
Commissione: Complimenti, esame passato! A pieni voti.

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L’ALTRO PROCESSO

Pubblicato da miglietto su 27 - 01 - 08

Come avrete notato a destra, ho aperto un nuovo blog tematico in cui cercherò di rendere conto del processo che il 29 gennaio si apre a Como sulla cosiddetta strage di Erba.

Da qui in avanti, dunque, tutti post su quell’argomento saranno QUI. Vi rimando alla consultazione ed, eventualmente, alla partecipazione al blog per ogni considerazione in merito.
Se cercate qualcosa che aggiunga prurito alla vicenda, fate a meno di cliccare. Se volete capire meglio cosa bollirà in quell’enorme pentolone, allora, forse, nel blog troverete qualche spunto.
Su che basi intenderò muovermi, è spiegato, spero chiaramente, all’interno del blog.
Vi aspetto.

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CIAK, SI GIRA!

Pubblicato da miglietto su 23 - 01 - 08

E’ una via di mezzo tra il dietro le quinte di un teatro e il set di un film.

Tra sei giorni andrà in scena il processo dei processi, quello sulla “strage di Erba” e il Palazzo di Giustizia di Como è già tutto un brulicare di giornalisti, tecnici, assessori comunali dall’espressione tipica di quelli stanno risolvendo il problema della fame nel mondo e semplici curiosi, già pronti ad accaparrarsi l’ambìto tagliando per seguire le udienze.
“Che se li avessimo potuti vendere – dice scherzando, ma nemmeno troppo, il giudice Alessandro Bianchi, presidente del collegio a cui spetta il verdetto sui coniugi Romano – avremmo risolto buona parte dei problemi economici di questo Tribunale”.
L’ironia del giudice Bianchi ci conforta sulla gestione di quello che non sarà un dibattimento semplice.
Dal 29 gennaio sarà lui il protagonista assoluto: il processo mediatico per eccellenza.
Tutto avverrà su un doppio binario: quello della giustizia in aula, e quello della giustizia a casa, da mass media, quest’ultimo molto più “vero” e soprattutto più “necessario” del primo: sarà quello a riempire la pancia alla gente.
Ecco allora le telecamere, le inquadrature, i primi piani, gli articoli di giornale, i commenti e le interviste. A centinaia. Una macchina perfetta per il pubblico pagante.
Ma non tutto il male vien per nuocere. Se la sezione penale dalla settimana prossima avrà un computer nuovo, qualche risma di carta e un paio di codici aggiornati in più, probabilmente dobbiamo ringraziare Olindo e Rosa.
La gente (tranne il giudice Bianchi) è persino più allegra in Tribunale. C’è fermento, insomma.
Qualcuno approfitterà dell’occasione per farsi il colore ai capelli (non si sa mai, “che se mi tirano giù quelli del tigì”), altri stanno già studiando il posizionamento delle telecamere, per finirci casualmente davanti al momento giusto. Altri ancora sognano il giorno in cui lo potranno raccontare: “Io c’ero”!
Un clima surreale, direte.
Al contrario, più reale della stessa realtà.

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MAQUALISONOLENOTIZIE 5

Pubblicato da miglietto su 19 - 01 - 08

Qual è la notizia?

Che Totò Cuffaro, presidente della Regione Sicilia, sia stato condannato a 5 anni di carcere per aver favorito un mafioso, svelandogli l’esistenza di un’inchiesta con tanto di intercettazioni, oppure che lo stesso non sia stato ritenuto a servizio dell’intera organizzazione comunemente chiamata Cosa Nostra?
Leggendo i quotidiani in edicola oggi pare che la notizia sia quest’ultima.

Ha ragione, dunque, Cuffaro, e con lui Berlusconi e una folta schiera di supporter, a dichiararsi un perseguitato politico e a dichiarare con una certa fierezza che non intende dimettersi dalla carica che ricopre.

Insomma, se aiuti un boss mafioso, ma non la Mafia, in Sicilia, anzi, in Italia, sei una brava persona.

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SUDOMAGODO

Pubblicato da miglietto su 17 - 01 - 08

“Il grado di soddisfazione dei dipendenti dovrebbe essere inserito, quale vero e proprio capitolo, nei bilanci aziendali. Occorrono nuovi strumenti contabili che inizino quantificare anche la qualità della condizione di lavoro e non soltanto la sua quantità”.

Parole di Luca De Biase, in occasione della presentazione del suo “Economia della felicità” edito da Feltrinelli.
Parole che mi affascinano e che, se mi guardo intorno, mi fanno sorridere.

Mi domando: ma dove andrebbe messa la soddisfazione? Attività o passività?

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REALTA’ O FINZIONE, FATE UN PO’ VOI

Pubblicato da miglietto su 15 - 01 - 08

Ne “La grande abbuffata” esprimevo una certa preoccupazione circa il caos mediatico che si vede all’orizzonte del 29 gennaio, quando in Tribunale a Como inizierà il processo della cosiddetta strage di Erba.
Oggi la preoccupazione è divenuta scoramento all’apprendere la notizia che alcune puntate della nuova serie di Ris, la fiction di successo sul Reparto scientifico dei carabinieri, saranno ispirate, pare in maniera molto prossima, agli orribili fatti accaduti oltre un anno fa in via Diaz.
Un tempismo perfetto: in parallelo al processo non solo sarà attivissimo il canale mediatico-giornalistico, con tutte le sue possibili storture, ma anche quello mediatico-cinematografico, con una realtà/finzione che chissà per quanta gente andrà a coprire la realtà/realtà.
Mi chiedo a chi crederanno di più le sei donne della giuria popolare che dovranno emettere il verdetto finale insieme con due giudici togati.
Ma la notizia della fiction mi lascia basito per un altro motivo: da quanto si è appreso, gli uomini del comandante Garofano non avrebbero avuto ruolo così saliente nell’economia delle indagini di Erba, tant’è che nella conferenza stampa della Procura cittadina all’indomani della confessione, poi ritrattata, di Olindo Romano e Rosa Bazzi i vertici della Procura stessa non invitarono Garofano, ed evitarono accuratamente di ringraziarlo per l’operato svolto sulla scena del crimine. Per la cronaca, la famosa traccia di sangue trovata sull’auto di Olindo Romano e presumibilmente riferibile ad una delle vittime della strage fu analizzata dall’Istituto di medicina ematica di Pavia e non dai Ris.
Insomma, la nuova serie televisiva sarà pure avvincente, speriamo nessuno la scambi, nemmeno lontanamente, per qualcosa di simile alla realtà.

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