Uh!

Non sempre ho qualcosa da dire…

Archivio per la categoria ‘cronache’

L’ALTRO PROCESSO

Pubblicato da miglietto su 27 - 01 - 08

Come avrete notato a destra, ho aperto un nuovo blog tematico in cui cercherò di rendere conto del processo che il 29 gennaio si apre a Como sulla cosiddetta strage di Erba.

Da qui in avanti, dunque, tutti post su quell’argomento saranno QUI. Vi rimando alla consultazione ed, eventualmente, alla partecipazione al blog per ogni considerazione in merito.
Se cercate qualcosa che aggiunga prurito alla vicenda, fate a meno di cliccare. Se volete capire meglio cosa bollirà in quell’enorme pentolone, allora, forse, nel blog troverete qualche spunto.
Su che basi intenderò muovermi, è spiegato, spero chiaramente, all’interno del blog.
Vi aspetto.

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CIAK, SI GIRA!

Pubblicato da miglietto su 23 - 01 - 08

E’ una via di mezzo tra il dietro le quinte di un teatro e il set di un film.

Tra sei giorni andrà in scena il processo dei processi, quello sulla “strage di Erba” e il Palazzo di Giustizia di Como è già tutto un brulicare di giornalisti, tecnici, assessori comunali dall’espressione tipica di quelli stanno risolvendo il problema della fame nel mondo e semplici curiosi, già pronti ad accaparrarsi l’ambìto tagliando per seguire le udienze.
“Che se li avessimo potuti vendere – dice scherzando, ma nemmeno troppo, il giudice Alessandro Bianchi, presidente del collegio a cui spetta il verdetto sui coniugi Romano – avremmo risolto buona parte dei problemi economici di questo Tribunale”.
L’ironia del giudice Bianchi ci conforta sulla gestione di quello che non sarà un dibattimento semplice.
Dal 29 gennaio sarà lui il protagonista assoluto: il processo mediatico per eccellenza.
Tutto avverrà su un doppio binario: quello della giustizia in aula, e quello della giustizia a casa, da mass media, quest’ultimo molto più “vero” e soprattutto più “necessario” del primo: sarà quello a riempire la pancia alla gente.
Ecco allora le telecamere, le inquadrature, i primi piani, gli articoli di giornale, i commenti e le interviste. A centinaia. Una macchina perfetta per il pubblico pagante.
Ma non tutto il male vien per nuocere. Se la sezione penale dalla settimana prossima avrà un computer nuovo, qualche risma di carta e un paio di codici aggiornati in più, probabilmente dobbiamo ringraziare Olindo e Rosa.
La gente (tranne il giudice Bianchi) è persino più allegra in Tribunale. C’è fermento, insomma.
Qualcuno approfitterà dell’occasione per farsi il colore ai capelli (non si sa mai, “che se mi tirano giù quelli del tigì”), altri stanno già studiando il posizionamento delle telecamere, per finirci casualmente davanti al momento giusto. Altri ancora sognano il giorno in cui lo potranno raccontare: “Io c’ero”!
Un clima surreale, direte.
Al contrario, più reale della stessa realtà.

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MAQUALISONOLENOTIZIE 5

Pubblicato da miglietto su 19 - 01 - 08

Qual è la notizia?

Che Totò Cuffaro, presidente della Regione Sicilia, sia stato condannato a 5 anni di carcere per aver favorito un mafioso, svelandogli l’esistenza di un’inchiesta con tanto di intercettazioni, oppure che lo stesso non sia stato ritenuto a servizio dell’intera organizzazione comunemente chiamata Cosa Nostra?
Leggendo i quotidiani in edicola oggi pare che la notizia sia quest’ultima.

Ha ragione, dunque, Cuffaro, e con lui Berlusconi e una folta schiera di supporter, a dichiararsi un perseguitato politico e a dichiarare con una certa fierezza che non intende dimettersi dalla carica che ricopre.

Insomma, se aiuti un boss mafioso, ma non la Mafia, in Sicilia, anzi, in Italia, sei una brava persona.

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REALTA’ O FINZIONE, FATE UN PO’ VOI

Pubblicato da miglietto su 15 - 01 - 08

Ne “La grande abbuffata” esprimevo una certa preoccupazione circa il caos mediatico che si vede all’orizzonte del 29 gennaio, quando in Tribunale a Como inizierà il processo della cosiddetta strage di Erba.
Oggi la preoccupazione è divenuta scoramento all’apprendere la notizia che alcune puntate della nuova serie di Ris, la fiction di successo sul Reparto scientifico dei carabinieri, saranno ispirate, pare in maniera molto prossima, agli orribili fatti accaduti oltre un anno fa in via Diaz.
Un tempismo perfetto: in parallelo al processo non solo sarà attivissimo il canale mediatico-giornalistico, con tutte le sue possibili storture, ma anche quello mediatico-cinematografico, con una realtà/finzione che chissà per quanta gente andrà a coprire la realtà/realtà.
Mi chiedo a chi crederanno di più le sei donne della giuria popolare che dovranno emettere il verdetto finale insieme con due giudici togati.
Ma la notizia della fiction mi lascia basito per un altro motivo: da quanto si è appreso, gli uomini del comandante Garofano non avrebbero avuto ruolo così saliente nell’economia delle indagini di Erba, tant’è che nella conferenza stampa della Procura cittadina all’indomani della confessione, poi ritrattata, di Olindo Romano e Rosa Bazzi i vertici della Procura stessa non invitarono Garofano, ed evitarono accuratamente di ringraziarlo per l’operato svolto sulla scena del crimine. Per la cronaca, la famosa traccia di sangue trovata sull’auto di Olindo Romano e presumibilmente riferibile ad una delle vittime della strage fu analizzata dall’Istituto di medicina ematica di Pavia e non dai Ris.
Insomma, la nuova serie televisiva sarà pure avvincente, speriamo nessuno la scambi, nemmeno lontanamente, per qualcosa di simile alla realtà.

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CRONACA DA UNA DISCARICA

Pubblicato da miglietto su 4 - 12 - 07

Facciano quel che credono, lorsignori giudici, tanto ormai Azouz è bello che sputtanato.
Ora, il problema è sempre quello. Ma non c’è proprio alternativa?
Voglio dire, la sentenza è già scritta alla grande.
Non quella relativa all’accusa di spaccio di stupefacenti, ma quella, ben più pesante e inappellabile, che, intercettazioni alla mano, consegna ai posteri il dettaglio delle “immoralità” inanellate dal tunisino più noto d’Italia.
Se poi Azouz Marzouk è davvero uno spacciatore, chissenefrega. Chissenefrega davvero. Non conta più.
Il fatto è che “certe cose”, soprattutto dopo che gli avevano macellato la famiglia, non doveva farle.
Capiamoci, non sono certo qui a difendere Marzouk, che di fiducia me ne ha sempre trasmessa poca. Ma la piega mediatica mi preoccupa e mi confonde.
Un conto è il piano penale, come ho già avuto modo di dire in passato, altro è quello morale.
Il giornalista dovrebbe avere il dovere di occuparsi del secondo, a mio modo di vedere, soltanto se la persona coinvolta ha una veste pubblica. E non basta essere un personaggio pubblico (Azouz lo è diventato a tutti gli effetti) per rivestire un ruolo pubblico.
L’ex parroco di Laglio, per fare un esempio, con il suo ruolo di gestore di oratori ha una veste pubblica in cui anche la condotta morale può avere rilevanza giornalistica.
Non certo Azouz, che se ha scelto di fare il vedovo in maniera quantomeno discutibile sono solo fatti suoi, fino a quando non commette un crimine. Qui il crimine probabilmente c’è stato, ma insieme con quello sui giornali è finito anche tutto il marcio che a quel crimine era vicino, ma non strettamente legato.
Ecco perché trovo ingiusto aver pubblicato i dettagli più scabrosi contenuti nelle intercettazioni ambientali svolte su di lui, senza che questi aggiungessero o togliessero nulla a quello che doveva essere l’unico riferimento per i cronisti, l’inchiesta penale della Procura di Como.
Doppiamente ingiusto: per Marzouk, che è stato sputtanato al di là delle sue presunte responsabilità penali, e per le famiglie toccate dalle sue malefatte, umiliate, anche pubblicamente, dal resoconto scandalistico di una condotta a dir poco avvilente.

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