Uh!

Non sempre ho qualcosa da dire…

Archivio per la categoria ‘cina’

L’UTOPIA E LE NIKE

Pubblicato da miglietto su 22 - 03 - 08

Il post precedente non era uno scherzo.
Insomma, un po’ in crisi ci sono andato davvero (anche perchè io ho praticamente soltanto Nike).
Oggi Gianluca mi ha inviato questo commento, che trovate al post precedente. Una risposta ai miei dilemmi talmente bella che voglio riproporla con lo status di post.
L’utopia sta all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? A questo: serve a camminare.
L’ho scoperta qualche tempo fa – mi scrive Gianluca – leggendo un manifesto di “Un altro mondo è possibile” appeso all’entrata di un esercizio commerciale equosolidale. Da allora, dopo essermi lentamente e dolorosamente reso conto che buona parte del mio “benessere” è direttamente proporzionale alla “sofferenza” di altri, quelle vecchie scarpe usurate della nike non mi vanno più tanto strette, anzi …ci cammino.
Grazie a Gianluca, per avermi aiutato ad aprire gli occhi, evitando che restassi abbagliato.

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AHIAHIAI!!!

Pubblicato da miglietto su 21 - 03 - 08

Accendo il pc e mi trovo una mail di Gianluca (grazie) che mi informa sulle barbarie di cui è vittima la popolazione cinese per mano di quei “difensori del popolo” del Partito comunista.
Mi indigno una volta di più, vado cercare altri post che mi parlino della tortura in Cina e mi convinco, semmai ce ne fosse bisogno, che quello del Tibet debba essere soltanto un “frame” all’interno di una discussione più ampia da sviluppare.
Ma si fa tardi e devo uscire.
Mi vesto, mi infilo le Nike e affronto il mondo convinto di avere molto da dire e molto da fare.
Poi mi fermo, guardo all’interno della linguetta e mi domando: e adesso cosa faccio?

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TIBET, UNA LACUNA INDOTTA

Pubblicato da miglietto su 18 - 03 - 08

Coinvolto emotivamente (soprattutto grazie a Orientalia4All e a Luisa) dalle recenti drammatiche vicende tibetane, mi sono presto reso conto di conoscere ben poco di quanto avvenuto da 60 anni a questa parte in quella affascinante regione asiatica. Per colmare la lacuna, ho ripreso in mano il manuale su cui diedi l’esame di “Storia contemporanea” all’università.
Premesso che la mia memoria è più labile di quella di un novantenne, le dimensioni della voragine che si è inghiottita la storia tibetana mi avevano convinto che all’epoca dell’esame, parliamo del ’94, dovevo aver saltato a pie’ pari il capitolo che parlava dell’evoluzione politica cinese nel Secondo dopoguerra.
Invece, mi sbagliavo.
Aperto il manuale, (Storia dell’età contemporanea, di M.Salvadori) ho trovato tracce del mio passaggio (qualche sottolineatura ed evidenti macchie di unto) sul capitolo n°54: “La politica estera cinese, dal ‘49 fino alla crisi dei rapporti sino-sovietici”.
È vero che un manuale generalista, che abbraccia il densissimo periodo tra la Restaurazione i giorni nostri non può approfondire ogni momento, ma la spiegazione di quanto avvenuto in Tibet mi ha lasciato basito per la sua pochezza.
Salvadori spiega in poche righe la questione tibetana. Prima, descrive l’annessione del Tibet alla Cina con queste parole:
Dopo il riconoscimento della Cina da parte indiana e lo scambio di ambasciatori (aprile 1950), un chiaro segno distensivo era stato l’accordo patrocinato dall’India, con il Tibet, in base al quale veniva mantenuto in vita il governo locale, con un’ampia autonomia regionale, pur venendo il paese incorporato nella repubblica cinese”.
Insomma, il Tibet era stato incorporato alla grande madre Cina, ma, stando al manuale, senza traumi, né rivendicazioni da parte dei suoi abitanti e con grande soddisfazione dell’India.
Cinque pagine dopo Salvatori torna a parlare del Tibet in relazione ai rapporti tra india e Cina:
Una nuova crisi andò profilandosi negli ultimi mesi del 1958, crisi che provocò il deterioramento dei rapporti sino-indiani. Si verificarono dapprima piccoli incidenti di frontiera. Ma il peggioramento decisivo dei rapporti si ebbe allorquando i cinesi, visto che l’autonomia concessa al Tibet stava diventando veicolo per l’influenza dell’India, intervennero militarmente nella regione reprimendo una rivolta nel marzo del 1959”.
Già, capire cosa significa che il Tibet “stava diventando veicolo per l’influenza dell’India” è affare per ufologi, ma cosa accadde nei nove anni che passarono tra “l’annessione gioiosa” del Tibet e la rivolta? Contro chi si rivoltavano i rivoltosi? E perché? Nel manuale non si fa alcun cenno a chiarimento di ciò. Come nemmeno una riga viene spesa in seguito per parlare degli oltre 1milione e 200mila morti registrati tra la popolazione tibetana, o dei 6mila monasteri buddisti rasi al suolo negli anni a seguire.
Che dire, un fulgido esempio di storiografia.
Chiara, completa e per nulla faziosa.

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CINA, OLIMPIADI, DIRITTI UMANI

Pubblicato da miglietto su 17 - 03 - 08

Il problema mi sembra talmente grande da rendere ridicolo, ai miei occhi, ogni più sincero, ma fatalmente minuscolo gesto che ognuno di noi sta cercando di fare. Ma anche i piccoli gesti possono avere un’eco importante. Probabilmente, più dentro di noi che altrove. Per questo, ragionando (grazie Orientalia4all) sulle drammatiche vicende tibetane, ho iniziato a farmi qualche domanda in più sulla Cina. Ho trovato questo sito che spiega bene quale sia la situazione generale dei diritti umani in Cina. Situazione allarmante e paradossale se si pensa che quest’estate a Pechino si terranno le Olimpiadi in un contesto di sostanziale indifferenza diplomatica generale.
Dunque, seguo il consiglio dell’esperta (sempre Orientalia) e non faccio altro che proporre ad altri ciò che anch’io sto apprendendo.

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