Come la pensi sull’uso distorto delle intercettazioni ambientali e della loro spesso ingiusta pubblicazione l’ho detto chiaro nel post “Cronaca da una discarica”.Credo che un paese civile non possa utilizzare il pubblico ludibrio quale strumento di “giustizia parallela” del tipo: se non ti posso condannare, almeno ti sputtano.
Quando dissi che le abitudini sessuali di Azouz Marzouk secondo me avevano poco a che vedere con l’accusa che l’ha portato in carcere, ero sincero. Non c’era attinenza, nemmeno indiretta, con il presunto reato commesso e non c’era rilevanza pubblica che giustificasse la pubblicazione delle parti a sfondo sessuale di quelle intercettazioni.
Detto ciò, quando sento qualcuno dire che i contenuti della telefonata tra Agostino Saccà e Silvio Berlusconi in tema di Rai, di fiction e di raccomandazioni sono soltanto fatti loro, e per questo non è stato giusto diffonderne i contenuti, sono convinto che sia in malafede, o non abbia capito un gran che della vicenda.
Primo: i due protagonisti rivestono un ruolo pubblico e il contenuto della telefonata finito sulla stampa riguarda un loro colloquio nell’esercizio dei loro rispettivi ruoli.
Saccà parla a Berlusconi nella veste di direttore generale di Rai-Fiction e si inchina al capo dell’opposizione, proprietario di tre reti tivù, in materia televisiva.
Berlusconi chiama Saccà per raccomandare “starlette” con cui corrompere senatori della maggioranza e chiedere la produzione di programmi graditi a un suo alleato, Umberto Bossi.
Insomma, i due mica han parlato dei rispettivi passatempi. Non han mica parlato del Milan o dei loro gusti femminili.
Tutt’altra cosa: si sono messi d’accordo per sfruttare a loro vantaggio le rispettive posizioni. Questo mi pare evidente.
Ma dopo 13 anni di chiacchiere a vanvera sul conflitto di interessi, ancora dobbiamo stare a guardare il proprietario di uno dei due poli televisivi italiani esercitare un potere concreto e invasivo anche sul restante polo? Per di più facendolo dall’opposizione. Non bastava l’influenza che, carte alla mano, quando era Presidente del Consiglio, Berlusconi aveva su alti dirigenti e direttori di telegiornali della Rai.





