Pubblicato da miglietto su 7 - 05 - 08

Lo ammetto, il passaggio non è indolore.
Cioè: volevo da morire queste benedette tre colonne, ma lasciare il caro vecchio blogger, che per primo mi ha accolto quando ero stolto e sprovveduto tra le sue braccia, non è facile.
Per il momento mi limito a questo provvisorio travaso.
Poi, si vedrà.
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Pubblicato da miglietto su 3 - 05 - 08
“Ricky! Tocca a te. Ricky! Mi senti? Ragazzo! Devi andare in pista!”
( Tino Ballabio, patron del Team Fox (tim foss), incoraggia il suo pilota della R6 Cup, Riccardo Fusco)
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Pubblicato da miglietto su 3 - 05 - 08
Proseguiamo lungo il
filone culturale recentemente inaugurato con il post sulla
Jolie.
Secondo
Repubblica.it, all’Università di
Napoli infuria la polemica dopo che l’ateneo ha finanziato con
denaro pubblico la realizzazione di un
calendario sulle studentesse partenopee più avvenenti.
E dove starebbe lo scandalo?
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Pubblicato da miglietto su 30 - 04 - 08
Leggo su
Repubblica.it che nel suo libro di imminente uscita il subcomandante
Marcos svela un incredibile segreto che si è portato dietro per anni, confessando di “essere pazzo per la
Jolie“!
Se questo è il potenziale rivoluzionario di Marcos, gli
indios messicani stan freschi.
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Pubblicato da miglietto su 29 - 04 - 08

La
Caporetto della
Sinistra italiana in questa lunga e devastante
tornata elettorale mi spinge a postare un gustoso
“Che tempo fa” scritto da
Michele Serra sull’Unità nel 1994.
Oggi, più che mai, mi sembra attualissimo. Eccolo:
Conosco molte persone di sinistra. Posso dire di conoscere bene, ormai, la sinistra italiana nel suo complesso. Ne penso un gran bene. Siamo, nella grande maggioranza, persone oneste, piuttosto sobrie nella vita privata e piuttosto civili nella vita pubblica. Siamo portati per la cultura, le discipline intellettuali, dotati in genere di intelligenza vivace e di acume critico, direi decisamente più riflessivi della media della popolazione italiana. Siamo impareggiabili come organizzatori di feste di piazza, come ristoratori di massa e di élite, insomma eccelliamo nel nobilissimo, nonché utilissimo campo della convivialità. Non parliamo, poi, del primato a dir poco clamoroso nelle arti le più disparate: molti di noi sono diventati eccellenti registi, ottimi cantautori, scrittori di vaglia, attori di talento, maestri della pittura. Non si contano gli artisti di sinistra che hanno avuto successo, esattamente come non si contano gli intellettuali di sinistra che godono di grande prestigio. A questo punto, c’è una sola cosa che non riesco più a capire: perché ci ostiniamo a occuparci di politica, visto che è l’unica cosa che non siamo assolutamente capaci di fare?
21 aprile 1994
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Pubblicato da miglietto su 26 - 04 - 08
Perchè è bravo e fa parecchio ridere, perchè spesso ha ragione e perchè i media italiani fanno di tutto per accreditare anche le sue teorie più radicali.
Prendiamo il
V2Day di ieri, 25 Aprile.
A Torino, distanziate da qualche centinaio di metri, due piazze: quella di Grillo e quella dedicata alla Liberazione.
Nessuna contrapposizione, anzi, ecco cosa dice Grillo sulla festa nazionale:
“Abbracciamo e ringraziamo coloro che ci hanno permesso di essere oggi qui su questo palco. Grazie ai partigiani di 63 anni fa, oggi siamo noi i nuovi partigiani della libera informazione“.
E ancora: “Dedichiamo questa manifestazione a coloro che stanno manifestando nell’altra piazza, noi siamo la naturale continuazione dei nostri nonni, di quei valori di quella gente che ha combattuto, ha perso la vita per lasciarci una nazione più libera o quasi. Se avessimo un decimo di cuore di quelle persone o un centesimo di coglioni di quelli noi compiremo un lavoro per loro”.
Chiaro, no?
Evidentemente no, stando ai titoli dei due principali quotidiani italiani:
Il 25 aprile secondo Beppe Grillo: «Siamo noi i nuovi partigiani»
“Torino, 40mila con Grillo. Siamo noi i nuovi partigiani”.
Ora, la domanda è: ma Grillo, a Corriere e Repubblica, fa davvero così paura?
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Pubblicato da miglietto su 24 - 04 - 08
Grazie all’imminente
V-Day del 25 Aprile organizzato da
Beppe Grillo per dare l’ennesima picconata alla
casta di turno, la questione dell’
informazione in Italia è più che mai calda in questi giorni.
Prendo spunto, come spesso accade, da
Orientalia4All, che saluto e ringrazio, per dire un paio cose anch’io sull’argomento “
Ordine dei Giornalisti”.
Faccio una premessa: sono giornalista
professionista dal 2001 e mi sono avvicinato a questa professione quattro anni prima. Nel
referendum del ’97 votai per
l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, che vedevo come organo sostanzialmente
inefficace, sia in chiave di selezione in fase di
accesso alla professione, sia di successiva
formazione e
tutela della categoria.
A 11 anni di distanza, il mio parere non è cambiato molto, ma
l’esperienza mi ha suggerito nuove riflessioni che provo a riassumere.
L’Ordine riesce sempre meno a imprimere valori forti di deontologia ed etica professionale ai suoi iscritti, ma in sua assenza credo sarebbe addirittura peggio. La sua eliminazione rischierebbe di creare un liberismo sfrenato in cui, come diceva bene Manlio Cammarata in questo ottimo post del 2006, si porrebbe “il problema di capire se gli editori preferiranno assumere giornalisti più qualificati, che dovranno essere pagati di più, o meno qualificati, per risparmiare… Oggi come oggi, la seconda soluzione sembra più probabile, con qualche eccezione”.
Vi assicuro che, in larga misura, ciò sta già avvenendo, e che di gente pronta a prendere il codice deontologico e farne carta igienica pur di avere una scrivania ce n’è sempre di più.
Non credo, però, che sia colpa dell’Ordine dei Giornalisti.
Il problema del declino professionale, della abdicazione a precise responsabilità etiche e deontologiche, della scarsa formazione dei giornalisti è tutto culturale, dunque, di difficile soluzione.
L’Ordine, come altri pezzi del nostro ordinamento, merita probabilmente un rinnovamento profondo, ma ho seri dubbi che la sua abrogazione possa migliorare la qualità dell’informazione in Italia.
Pubblicato su Giornalismo, deontologia, doveri, giornalisti, grillo, informazione, libertà, ordine, v-day | 1 Commento »
Pubblicato da miglietto su 22 - 04 - 08
Sono iscritto a Twitter, ma non lo uso mai. È qualcosa che mi affascina, ma che non comprendo appieno. Ogni tanto, do un’occhiata ai miei pochi contatti e lo chiudo facendomi sempre la stessa domanda: “Ma, a che serve”?
Poi, leggo
il post di Palmasco di ritorno da un non riuscitissimo
“Twitter-camp” (trasformato in un prodigioso
Fooga-camp) da cui esce un bel ragionamento sul mezzo.
Dice
Palmasco: “Il romanticismo di Twitter secondo me è quello
dell’avanzo, del resto, dello
scarto di lavorazione. Come i trucioli, per capirci, scarto e resto della lavorazione del legno. Lavoriamo su informazioni e idee, ci dobbiamo concentrare per assimilarne di più, meglio, in tempi più brevi. Ci dobbiamo concentrare perché le sintesi che offriamo siano accurate, esaustive ed abbiano appeal. Il nostro valore aggiunto è la capacità di sintesi, per questo ci dobbiamo concentrare. Con Twitter ci accorgiamo che il cervello che lavora, che si concentra, produce
residui in gran quantità, scarti, avanzi.
Trucioli che non valgono niente, ma che vengono prodotti lo stesso.
Perchè non raccoglierli, con semplicità estrema, non so, allineandoli? Ne viene fuori un prodotto, una specie di
compensato, forse non attraente, ma estremamente
utile”.
Mi sembra un’ottima interpretazione su ciò che può rappresentare Twitter per i suoi utenti.
Ma resta aperta una questione: in che modo Twitter può creare un meccanismo sociale virtuoso?
Mi spiego: non rischia forse di essere troppo chiuso sui suoi stessi utenti.
Una sorta di “
sfogatoio” fine a se stesso, insomma?
Molti dei blogger che conosco utilizzano spesso Twitter. Se mi dicessero (in quattro righe di commento) perché lo usano, e cosa ne traggono, sarebbe per me illuminante.
Grazie fin d’ora a chi vorrà contribuire a fare luce.
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Pubblicato da miglietto su 20 - 04 - 08
Poi, magari, Luca Mascaro è un moderno negriero in salsa tecnologica, uno che appena può ti sfrutta, uno che per lui sei solo un numero, anzi, un account.
Ma, guardando le foto di Lyonora su Sketchin penso: “Ecco, io vorrei lavorare lì”.
Premessa: non so nulla di programmazione, sistemi web, design e di tutte le diavolerie che in quell’azienda elaborano con la facilità con cui io uso un block-notes.
Insomma, non mi sto proponendo, ma scorrendo quelle foto non posso, ogni volta, non pensare che quello deve essere il modello aziendale su cui puntare.
È un modello persino per me, che non ho un’azienda. Un modello, credo, che supera il concetto stesso di azienda.
Dalle foto cosa sento? Sento che Luca è il capo, non si discute. E questo conta. Parecchio. Non c’è dinamismo senza leadership. Ma “il capo” è davvero “web 2” con il resto del gruppo, con la squadra. E che squadra. Me lo dicono le loro corse sui prati, l’espressione dei volti ritratti (perché siete tutti belli lì dentro?), i momenti di confronto, le magliette, i mille colori e persino l’arredo di Sketchin.
Se poi mi addentro nel sito aziendale, pur restando totalmente immune da qualsivoglia possibilità di comprendere certi dettagli tecnici, capisco che quella cosa lì è sostanza, ingegno, progetto, lavoro. Tanto.
Questi ragazzi hanno poco più di vent’anni. Dal giorno stesso in cui li ho conosciuti in un’epica pizza-blog, mi hanno ridato un po’ di quella fiducia che stavo smarrendo.
Ringraziarli è il minimo che possa fare.
(foto by http://www.lyonora.it/)
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Pubblicato da miglietto su 16 - 04 - 08
“Dopo 10 giorni di temperature costantemente al di sotto della media stagionale, mi pare che sia perfettamente inutile continuare a parlare di “
effetto serra”. I dati, del resto, parlano chiaro e chiudono definitivamente il discorso: l’effetto serra non esiste”.
Parole (sante) dell’avvocato che, mai domo, da oggi si occuperà di uno dei più gravi problemi del nostro Paese: il
debito pubblico.
Lo spunto è sorto ieri, nel bel mezzo di una serata a base di proiezioni di seggi, discussioni politiche in classico stile Bar Sport, buon vino e ottimo cibo. Insomma l’ambiente ideale per partorire nuove teorie in grado di rivoluzionare il pensiero di un intero pianeta.
Adepto: “Certo che ora Berlusconi avrà parecchie gatte da pelare, a partire da quel voracissimo debito pubblico”.
Avvocato: “Perché? Il debito pubblico non sarà mai un problema, è una semplice convenzione”.
Adepto: “Ma se hanno calcolato che ogni bimbo italiano nasce con un debito di oltre 18mila euro sulla testa”!
Avvocato: “Ma non diciamo cazzate! E chi avrebbe mai il coraggio di andare a chiedere 18mila euro a mio figlio”?
(Il bimbo nella foto ha appena saputo di avere già un debito di 18mila euro)
Adepto:”In effetti…”
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Pubblicato da miglietto su 13 - 04 - 08
Grazie a Enrica, ho capito cos’è un meme. Al di là di definizioni astruse e fin troppo serie, si tratta di un gioco. E allora giochiamo. Come detto, sono stato nominato da Orientalia 4All, uno dei blog che frequento più spesso.
Come da copione, queste sono le regole di svolgimento:
· Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
· Inserire le regole di svolgimento;
· Scrivere sei cose che vi piace fare (cosa lecite ragazzi, siamo un blog perbene e onesto!:))
· Nominare altre 6 persone affinché proseguano il meme
· Lasciare un commento sul blog dei 6 prescelti amici memati
Ecco sei cose (nella loro definizione più elementare) che mi piace fare. Anche nel mio caso non sono in perfetto ordine di priorità, dipende dal momento:
1) scrivere
2) leggere
3) andare in mountain-bike
4) andare in moto
5) stare al sole
6) ascoltare musica
Questi sono, invece, i blogger che intendo trascinare nella centrifuga in cui sono finito anch’io. Suvvia, è divertente, in fondo.
Luisa
Leonora
MarcoMiglia
Giorgio
Paolo
Frenz
Dania
Il Miglia ringrazia tutti sentitamente.
Pubblicato su Cose di vita e di morte, Rete, amici, blog, fare, fatti, gioco, gusti, idee, meme | 5 Commenti »
Pubblicato da miglietto su 11 - 04 - 08
Questo è uno degli editoriali che
Indro Montanelli ha pubblicato sul suo “
Giornale”.
Secondo me è il più bello.
Sono, per usare la sua definizione, parole di un
impenitente conservatore che contro i
socialisti si è sempre battuto.
Eppure, ciò che emerge da queste parole è semplicemente il pensiero di un
giornalista libero.
Su, fratello su, compagno.
12 febbraio 1993
Il Partito socialista italiano si scioglie in seguito alle vicende di Tangentopoli e al conseguente crollo elettorale. Era stato fondato nel 1892 a Genova.
Spartaco Lunardi è morto tre giorni orsono. Aveva novantatré anni, e la sua scomparsa non fa notizia. Nel darmela, la figlia Proletaria mi ha detto: “Stava bene, l’ha ammazzato l’amaro”.
Il padre, vecchio anarchico, gli aveva dato quel nome barricadiero forse sperando che stingesse sul carattere del ragazzo. Ma non fu esaudito. Spartaco crebbe mite. Di vocazione prima ancor che di cosciente scelta, fu socialista, ma di un socialismo romantico e missionario, che lo indusse a interrompere gli studi, dove pure brillava, alle secondarie: disse al padre, consenziente, che non voleva emergere sui compagni, ma mettersi al servizio dei meno dotati. Coi risparmi che faceva come garzone di bottega – di tutte le botteghe del paese: di fabbro, di falegname, di ciabattino, di sarto -, aveva messo su una biblioteca circolante, che era una delle sue fissazioni: l’altra era la scuola serale. Diceva che la lotta di classe si fa coi libri, e che non ci voleva molto a vincerla perché “i signori leggono poco, e i loro figli ancora meno”. Ma lo diceva senza acredine, né disprezzo. Anzi, quando un figlio di un signore – qual ero considerato io per il babbo preside – si offriva di collaborare, andava in estasi come un prete che avesse conquistato un’anima. Per salvarla dalla miseria, aveva sposato la vedova di un compagno di suo padre, anarchico anche lui, e ne aveva adottato le due figlie. Per mantenerle, si stracanava di lavoro dall’alba a buio, ma non c’era stanchezza che gli facesse bigiare la scuola dove anch’io, quando tornavo in città, ero precettato. Nel ’35 i fascisti la chiusero perché Spartaco si era rifiutato di adeguarla all’epica dell’impresa abissina. La biblioteca, ormai ricca – fra donazioni e furti – di oltre tremila volumi, gli permisero di continuare a gestirla.
Col ritorno della democrazia, prese la tessera del partito, ma non ebbe nessuna carica, né lui brigò per averne. Non me lo disse mai, ma avevo netta la sensazione che col socialismo del “Fronte popolare” se la dicesse poco. Nel suo Olimpo non avevano posto né Marx né Gramsci. Vi brillavano Cafiero (eredità paterna), Andrea Costa, De Amicis e Massarenti, l’apostolo delle Cooperative di Molinella, al cui capezzale volle essere quando morì.
Di Spartaco, incancellabili, mi rimangono nella memoria due episodi. Uno fu quando, su mio incauto invito, venne a Milano per assistere a un dibattito, non ricordo per quale anniversario, su Cuore, quello vero. Uno dopo l’altro si alternarono sul podio tre intellettuali di sinistra, all’unisono nella corbellatura di Garrone, il buono, e nell’esaltazione di Franti, il cattivo. Spartaco ascoltava quella sequela di fasullaggini esibizionistiche a testa bassa. Quando alzò su di me gli occhi smarriti, lo presi per un braccio, lo trascinai fuori e a piedi, senza parole, lo accompagnai alla stazione.
Tornammo ad incontrarci nell’ottobre del ’62, per il comitato centrale del partito che sancì la sua definitiva rottura col Piccì ed il passaggio nella maggioranza di centrosinistra. Spartaco era lì come delegato, e si pronunciò risolutamente contro. Gli dissi che, secondo me, sbagliava: dopo quasi un secolo di opposizione, era l’ora che i socialisti dimostrassero cosa sapevano fare, entrando nella stanza dei bottoni. Ci pensò un po’ su, poi disse: “Lo so, lo so. Ma il guaio è che nella stanza dei bottoni c’è anche la cassaforte…”. Nella sua semplicità, aveva capito prima e meglio di me.
Non mi stupisce che sia “morto d’amaro”: quest’ultimo anno dev’essere stato per lui un tormento. Mi rimorde solo di non aver fatto in tempo a dirgli: “Vecchio Spartaco, sputa l’amaro: la tua non è stata un’illusione: quello che muore è il socialismo dei Franti, non quello dei Garrone come te. Ascolta la parola di un impenitente conservatore che contro i socialisti si è sempre battuto. Fin quando gli uomini saranno capaci di un anelito di giustizia e di altruismo, quell’anelito sarà socialista. Su, fratello – su, compagno -, raccatta e sventola la tua bandiera”.
Da “La stecca nel coro”, Rizzoli 1999
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Pubblicato da miglietto su 11 - 04 - 08
Adriano Galliani davanti a una telecamera: “L’affare Ronaldinho è praticamente fatto. E al Milan tornerà anche Sheva”.
Mi sono detto: questo è impazzito! Da quando, se si insegue un campione di tale caratura, si dichiara apertamente l’esistenza della trattativa? Non lo fa mai nessuno, anche perché non si ottiene altro che aumentare gli appetiti delle concorrenti (vedi Inter) e far crescere il prezzo del giocatore.
Poi, mi sono ricordato che domenica si vota e ho pensato: ma Van Basten vogliamo lasciarlo a spasso?
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Pubblicato da miglietto su 3 - 04 - 08
Pizza blog di ieri sera: la coda è davvero lunga.
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Pubblicato da miglietto su 2 - 04 - 08
Adepto: “Avvocato, hai sentito di quello scienziato iraniano che, davanti alle telecamere, ha detto che la terra è piatta“?
Avvocato: “E allora? E’ pacifico”.
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